Arriviamo ad Huè per l’ora di pranzo, con un volo della Vietjet (in ritardo) e veniamo investiti dal primo acquazzone tropicale, che a queste latitudini fanno parlare di sé. La vecchia capitale sorge sulle rive del Fiume dei Profumi (Song Huong) che divide in due la città. Una parte turistica, dove noi Wandelust troviamo alloggio, cibo, negozi di souvenirs e Pub. Sull’altra sponda, l’altro lato, quello che conta, è la parte sacra, antica e quella della vita quotidiana della popolazione indigena. La città fu capitale, dal 1805 al 1945 dell’impero vietnamita, voluta dalla dinastia imperiale dei Nguyễn. Da allora è stata uno dei maggiori centri religiosi, artistici e educativi del Vietnam.

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Attraversiamo il fiume, percorrendo il lungo ponte di Trang Tien Bridge (progettato da Eiffel), per un pranzo locale e una visita al mercato della città. Una delle attrazioni ricorrenti per chi visita il Vietnam. Mercati, mercati e ancora mercati. Tra un diluvio e l’altro trascorriamo il tempo riparandoci e camminando sotto il pluvio cielo che riversa sopra le nostre cerate, litri e litri di acqua. Può sembrare strano ma anche questo fa parte della vacanza. Qui la pioggia è divertente mentre a casa rende fastidiosamente insopportabili le giornate.

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Il giorno seguente partiamo di gran lena, per buttarci nella storia e nel turismo colto, dei siti culturali, ma soprattutto ci affidiamo alla voglia di pedalare e al fiato due Vietnamiti piloti di con il risciò. Ci facciamo condurre alle prime due cose sacre, e monumentali da visitare in città: la Cittadella e il Recinto imperiale

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La Cittadella è un grande complesso che caratterizza la città di Huè. Il suo centro nevralgico di un tempo che fu. Protetto da un fossato e da larghe mura, interrotte da torri e porte d’accesso. Superata la porta d’ingresso centrale ci si ritrova davanti alla Torre della Bandiera, il pennone più alto del Vietnam. Ai lati della torre i famosi Nove Cannoni Sacri, ricavati dalla fusione degli oggetti sottratti nel 1786 ai Tay Son, il gruppo di ribelli che aveva occupato la città.

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Superando una nuova porta si accede al Recinto imperiale, una cittadella che rinchiude un’altra cittadellacostruita sul modello della “città proibita” di Pechino. Anche qui nel interno una cinta muraria interrotta da quattro porte protegge ulteriormente ciò che viene custodito. Al suo interno si susseguono i palazzi, i cortili, le porte, fino a giungere al complesso riservato al solo Imperatore: La Città Purpurea Proibita.

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Dopo aver compiuto il percorso all’interno del recinto imperiale ritroviamo i nostri due volenterosi pedalatori e proseguiamo lungo le sponde del fiume fino a giungere alla Grande Pagoda di Thien Mu. Al suo interno uno splendido giardino di Bonsai la circonda. Nel cortile adiacente viene custodita come una reliquia, l’autovettura del primo monaco buddista che si è dato fuoco per protestare contro la politica di oppressione della filosofia buddhista. Correva l’anno 1962.

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Nei dintorni di Huè, anche le tombe imperiali avrebbero meritato una visita, ma come sempre il tempo è tiranno e decidiamo cosi di lasciarle alla prossima volta che transiteremo, se mai ricapiterà, da queste parti.

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Ripartiamo la mattina seguente con un trasferimento che abbiamo organizzato in Hotel. Un bus collettivo ci preleva assonnati la mattina presto per portarci ad Hoi An, la città delle lanterne. Il Bus collettivo, dopo aver effettuato le presa dei turisti, effettuerà varie fermate nei punti di interesse. La prima sosta ci permette di ammirare il ponte di Thanh Toan Bridge. Un antico ponte giapponese, appena fuori da Huè.

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Proseguiamo il viaggio verso il Hai van Pass, ma il meteo non permette una bella vista, quindi scendiamo dal bus alla prossima sosta: alle Marble Mountain, per una visita veloce (circa 1 ora) di questo luogo poco lontano da Da Nang. Un complesso di 5 montagnole di marmo, che svettano dai campi di riso circostanti. Ogni cucuzzolo, prende il nome dai cinque elementi naturali di metallo, legno, acqua, fuoco e terra. Vi si accede in ascensore o a piedi. Noi scegliamo chiaramente il mezzo meccanico.

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Il luogo è molto popolare. Un sito di ritrovo spirituale e di pellegrinaggio, composto da diverse pagode buddiste e grotte naturali scavate dall’acqua all’interno delle montagne di marmo.

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Ai piedi delle montagne non possono certo mancare i molteplici laboratori di artigiani del marmo che con perizia e venia artistica più o meno pacchiana, creano sculture religiose, forme pagane e l’immancabile oggettistica per souvenir.

Finalmente arriviamo all’hotel di Hoi An, dopo 4/5 ore di viaggio. Ma questa è un’altra storia…

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